"Appunti sulla vita di Luigi Pirandello "

di Enzo Pirandello 

 

Dalla comunione di ideali e di fede nacque il matrimonio tra Don Stefano Pirandello e Donna Caterina Ricci Gramitto, nel 13 novembre del 1863.

 Dopo due anni nasceva da questa unione Rosolina, dopo quattro anni nel 1867 nasceva Luigi, e via via nel '69 Annetta, nel '74 Innocenzo, nel '79 Giovanni.

Luigi nasceva per caso in campagna, nella villa del Caos, che fu tanto cara al Poeta. Ed ecco come avvenne la sua nascita in quella villa.

Infieriva ad Agrigento l'epidemia colerica del 1867; si era nel mese di Maggio, Donna Caterina era nell'ottavo mese di gestazione, Don Stefano si sentì colpire dal morbo mentre era per la strada, ad accudire i suoi affari.

 Per non dare alla moglie, in quello stato, una improvvisa preoccupazione pensò di recarsi presso il cognato Don Diego Vassallo, Garibaldino anche lui, e lo pregò di recarsi nella sua abitazione per annunziare a Donna Caterina che doveva partire per affari alla volta di Palermo; gli preparasse subito una valigia con un po' di biancheria, egli avrebbe dato notizia da Palermo.

Così passò circa un mese in cui Don Stefano fu per morire; salvatosi dal male fece ritorno a casa, e informò la moglie, che era vissuta in grande ansia pel silenzio ostinato del marito, che intendeva recarsi in campagna, al Caos, per ristabilirsi.

Così Donna Caterina che aveva già completato il nono mese di gestazione fu trasportata in campagna in lettiga; era il 22 giugno, dopo sei giorni nasceva in questa villa Luigi Pirandello, senza l'ausilio della levatrice perchè nessuno voleva recarsi in campagna per assistere la puerpera in quel terribile tempo di epidemia.

 La casina del Caos è la Valsania de « I vecchi e i giovani » ; il « camerone » di cui si parla in quel romanzo è proprio la stanza ove il Poeta vide la luce; Don Cosmo del romanzo è lo zio materno Don Vincenzo, che assistette alla nascita del nipote.

La casina del Caos, era stata acquistata nel 1811 dal Canonico Don Innocenzo Ricci Gramitto ciantro della Cattedrale di Girgenti e da questi donata al nipote Avv. Don Francesco che a sua volta la donò al fratello Avv. Don Rocco.

Fu sempre un luogo estremamente caro a tutta la famiglia dei Ricci Gramitto e del Pirandello, tanto che le feste nuziali della sorella maggiore e di Luigi con la Antonietta Portulano ebbero luogo in quella villa ‑ e quando Luigi, venne in Agrigento con la compagnia Pirandelliana nel 1927 vi fu accolto dal fratello Enzo, con la famiglia Abba, e con quasi tutti i parenti Agrigentini e moltissimi amici.

Quante volte ricorrono nell'opera del nostro Grande Estinto quei cari luoghi! nelle novelle, nel romanzo « I vecchi e i giovani » e nelle liriche! « Io non dovea, te piccolo alberetto, oltrepassar giammai... ». L'alberetto è un albicocco che era davanti la scala a collo della casina!

Luigi crebbe ad Agrigento, nella casa sita in via Luigi Pirandello, ex San Pietro. Fu scritto che la sua iscrizione alle Scuole Ginnasiali, diede luogo a scene violente da parte del padre Don Stefano; nulla di più inesatto: Don Stefano aveva desiderato che il figlio seguisse gli studi tecnici, ma dopo due mesi, vedendo che il ragazzo mal si adattava a quel genere di studi, consentì senza protestare che si scrivesse alle scuole ginnasiali di Agrigento.

Nei primi mesi del 1882 la famiglia di Don Stefano si trasferì a Palermo, e Luigi, quindicenne, fu per morire per un assalto di febbre miliare. La famiglia abitava allora in via Porto di Castro, in un appartamento al primo piano dietro le mura del palazzo Reale, di proprietà del Sig. Ricevuti; lì rimase per un anno, si trasferì poi in via Borgo, dirimpetto la Chiesa di S. Lucia, al secondo piano, ove rimase per altri due anni.

In questo periodo Luigi entrò in intimità con molti cugini paterni, e specialmente coi figli dello zio Andrea, la cui figliuola Lina fu il primo amore giovanile del Poeta.

 Ritornata la famiglia ad Agrigento nel 1885, Luigi, per non interrompere i corsi liceali, rimase a Palermo insieme col fratello Enzo, minore di lui di sette anni, in pensione presso una vecchia zia paterna, di nome Rosaria, vedova Gonza che abitava sul principio di via Bontà, in un appartamen- tino al primo piano.

In questo periodo Egli già scriveva le prime liriche che furono raccolte poi nel suo primo volume di versi edito da Pedone Lauriel a Palermo, col  titolo « Mal Giocondo » .

Di questo volumetto si occupò anche la « Nuova Antologia » che pubblicò una recensione col titolo   «Per un nuovo poeta ». In questo medesimo periodo il Maestro oggi estinto, si legò in fraterna amicizia col poeta albanese Giuseppe Schirò, mancato ai vivi pochi anni fa, e col giovane critico Enrico Sicardi che fu poi professore di filosofia e gli fu amico assai caro.

Conseguita la licenza liceale, il Maestro si trasferì a Roma in casa dello zio materno Rocco Ricci Gramitto, che aveva la carica di Consigliere Delegato della Prefettura Roma, e che gli era tanto vicino per le sue tendenze alla poesia, come degno figlio di Don Giovanni Ricci Gramitto.

A Roma rimase due soli anni, e fu allievo prediletto del Monaci che lo consigliò di recarsi in Germania. Difatti si recò a Bonn, chè Don Stefano, orgoglioso dei primi successi del figlio gli fu largo di aiuti.

Laureatosi in  Filosofia romanza con una tesi assai dotta (Laute und Lautentwickelung der Mundart von Girgenti) per cui meritò il Summus in philosophia honoris; fu dallo stesso rettore Riccardo Förster, incaricato dell'insegnamento  della Filosofia comparata delle lingue neo‑latine in quell'Università.

Fu là che conobbe ed amò la Jenny Schülz Lander a cui dedicò la « Pasqua di Gea » poemetto composto in quel tempo, ed a cui si riferirono parecchie delle sue Elegie Renane. Ammalatosi di difterite, fu per morire nella città sulle rive del Reno; guaritosi fece ritorno a Roma, accolto ancora dallo zio Rocco presso il quale fissò la sua dimora in quella casa di via Ripetta, sita dirimpetto al ponte omonimo, che fu poi da Lui magistralmente descritta ne « II fu Mattia Pascal » e ne «I vecchi e i giovani » .

 Lì fu raggiunto dal fratello Enzo che si iscrisse all'Università in facoltà di Matematica, e gli fu compagno indivisibile in tutta la Sua attività di quel tempo.

Fu allora che Luigi compose il Suo primo romanzo « L'esclusa » che si chiamò in origine « Marta Ayala»  e molte novelle che non trovarono editore. Egli soleva scrivere in cartelle volanti nitidissime i suoi lavori e riuniva le cartelle in copertine adorne di fregi. Il Bemporad fu tra i primi suoi editori e pubblicò il volumetto di novelle « Amori senza amore » che non ebbe fortuna; qualche giornale letterario pubblicò qualche novella. Scrisse anche allora il suo primo lavoro per il teatro « La morsa » in un atto, che gli fu rifiutato dal capocomico Claudio Laigheb! Incominciò anche il « I vecchi e i giovani » , che videro la luce nel 1913 pei tipi Treves.

Fu quello uno dei periodi più umani dell'esistenza del Poeta che trovava chiuse tutte le porte. Intanto il fratello Enzo rispondeva per Luigi alla chiamata alle armi pel servizio militare (in quel tempo era consentita la surroga di un fratello con un altro). Luigi si era intanto legato in amicizia con Ugo Fleres, col Maestro Saya e con Luigi Capuana che gli furono carissimi amici fino alla morte.

Nel '94 sposava Antonietta Portulano che amò sempre teneramente e di cui ebbe tre figlioli: Stefano, Lietta e Fausto. Nei primi anni del suo matrimonio il Ministro Gallo gli offrì la cattedra di Commento Dantesco alla Scuola Superiore di Magistero. Un rovescio di fortuna del padre gli fece perdere tutta la dote della moglie che trovavasi investita nella casa commerciale di lui. Furono mesi terribili in cui il Poeta dovette lottare con le ristrettezze più penose. Ma egli era di buona tempra, scrisse in tempo « Il fu Mattia Pascal » col quale si afferma come narratore di eccezione.

 Le sue novelle s'impongono al gran pubblico e la via della gloria comincia ad aprirsi davanti a lui. Siamo così allo scoppio della grande guerra che gli procura ansie inenarrabili per la sorte del figlio Stefano accorso volontario sotto le bandiere e caduto prigioniero e ferito nel primo anno della guerra.

 La moglie, colpita da un male che non perdona, peggiora sempre e si avvia verso la demenza. Intanto lo spirito del poeta si evolve sempre più, e risente del tormento interno che lo travaglia. Vengono  i primi lavori teatrali, le prime grandi battaglie con « Se non cose »,  « Il piacere dell'onestà » , « Così è se vi pare » e poi tutta la serie dei drammi che gli conquistarono la fama mondiale e l'apogeo della gloria fino all'ultima tragica ventata che lo strappa all'affetto dei suoi e all'ammirazione del mondo, così, come un in sogno d'incubo da cui non si riesce a riaversi!

 

Questa è la seconda parte di un lungo articolo che il fratello del drammaturgo scrisse per il  "Fascicolo Pirandelliano " di « Retroscena »(foto sotto) alle pagine 10‑12.